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Il Territorio

Foto Satellitare Monti PicentiniNel cuore dell’Appennino Campano, nell’ambito di un comprensorio che interessa le province di Avellino e Salerno, è situata un’area geografica di elevata importanza strategica sotto il profilo ambientale, idrogeologico, territoriale oltre che per le citate province, per l’intera Regione Campania e per le Regioni confinanti.
Quest’area, dell’estensione di circa 63.000 ettari nelle carte geografiche nazionali è denominata del “Parco Regionale dei Monti Picentini”.
Questo sistema orografico occupa un ampio comprensorio che si estende tra il corso superiore dei fiumi Calore, Sabato e Sele.
In particolare, la complessa ed articolata catena montuosa dei Picentini può essere delimitata a nord dal fiume Ofanto e dalla direttrice Lioni - Nusco - Castelvetere sul Calore-Chiusano San Domenico; ad ovest dalla Valle del Sabato fino a Serino, dal torrente Solofrana e dalla Valle dell’ Irno; a sud dal fiume Picentino e ad est dalla Valle del Sele.
L’attuale assetto morfologico dei Monti Picentini è il risultato sia della dinamica tettogenetica sia dell’azione erosiva operata dagli agenti atmosferici.
A grandi linee, è possibile dividere il comprensorio in due distinte zone caratterizzate da un diverso processo morfoevolutivo.
La zona pedemontana e le valli adiacenti presentano una morfologia dolce e pendii gradualmente degradanti verso il fondovalle.
La seconda zona è caratterizzata da una morfologia estremamente aspra ed accidentata con la presenza di numerose creste e cuspidi rocciose.
L’elemento fisiografico è determinato dalle notevoli incisioni che hanno interessato la dorsale montuosa.
Infatti, in questi rilievi che conservano una prevalente orientazione appenninica, si rilevano strette ed incise vallecoli occupate da torrenti di piccole lunghezze.
In definitiva il massiccio dei Monti Picentini rappresenta un grande horst di estensione pari circa 900 Km2,.
Lo stesso costituisce un unico blocco carbonatico di forma rettangolare, con il lato maggiore, lungo 35 Km, orientato a NW-SE ed il lato minore, di estensione pari a 25 Km, orientato NE-SW.
Tale sistema è delimitato da una serie di lineamenti tettonici, di estensione regionale, che ne hanno determinato il sollevamento rispetto alle zone circostanti.
Ulteriori lineamenti tettonici al suo interno suddividono l’intero gruppo montuoso dei Monti Picentini in quattro principali domini.
Procedendo da Ovest verso Est si ha la struttura del Monte Terminio-Tuoro (1806 m s.l.m.), dei Monti Mai – Licinici – Accèllica (1660 m s.l.m.) dei monti Polveracchio- Raione (1790 m s.l.m.) e del Monte Cervialto (1809 m s.l.m.).
L’impalcatura della intera struttura dei Monti Picentini, costituita da calcari, calcari detritici e dolomitici microcristallini, grigiastri o avana e dolomie (Cretaceo-Giura-Lias-Trias) è circondata oltre che dai prodotti vulcanoclastici ed alluvionali anche e soprattutto da formazioni Flyschioidi prevalentemente Mioceniche( argille ed argille sabbioso-siltose di vario colore con inglobati elementi litici di natura calcarea ed arenacea aventi varie dimensioni).
Tutte le strutture montuose, di natura carbonatica, sono ricoperte da coltri di materiale di origine vulcanica (piroclastiti, pomici, lapilli, paleosuoli, scorie, tufi ecc..) attribuibili alle manifestazioni parossistiche degli apparati vulcanici del Somma-Vesuvio dei Campi Flegrei.
Inoltre dette aree sono anche ricoperte da materiale detritico ed alluvionale che rappresentano il riempimento di antiche depressioni tettoniche: in tali aree si rivela anche la presenza di alcune conoidi alluvionali.
La rete idrografica si è impostata sulle principali linee tettoniche con alcuni solchi vallivi percorsi dai rami superiori dei fiumi Sabato, del fiume Tusciano del fiume Picentino.
L’alta valle del fiume Sele limita il massiccio più ad est separandolo da quello del Marzano, mentre verso nord i Picentini incombono con i loro contrafforti boscosi sulla alta valle del fiume Ofanto e sul medio corso fluviale del Calore.
A sud infine essi scendono rapidamente sul fianco orientale del golfo di Salerno e sulla piana del Fiume Sele.
Pressoché interamente ricoperti di fitti boschi di castagneti e di faggi, nonché di conifere i rilievi montuosi spesso sono, come già innanzi detto, interrotti da versanti acclivi, profonde ed incise valli (Valle della Caccia, Vallone Matrunolo) e da piane, altipiani e conche endoreiche più o meno ampie di natura carsica (Piana del Dragone 690 m – Altopiano del Laceno 1053 m – Piano di Verteglia 1180 m – Piano di Campolaspierto 1290 m – Piano del Gaudo 1050 m - Piana di Ischia 1215 m - Piana delle Acquenere 1088 m ecc.).
L’elevato grado di fertilità di questi terreni di copertura, unitamente al notevole grado di umidità legato alla presenza di acquiferi, permette la nascita di una folta, verdeggiante e lussureggiante vegetazione costituita da varie e pregiate essenze naturali.
Le rocce calcaree presenti in questa area si caratterizzano per un elevato grado di fatturazione.
I materiali carbonatici che, come innanzi evidenziato, costituiscono l’impalcatura del predetto sistema montuoso, sono caratterizzati da una permeabilità già alta per il grado di tettonizzazione, fessurazione e fratturazione dei litotipi, dovuta ad eventi tettonici: essa risulta esaltata dalla presenza di un fenomeno carsico molto evoluto che ha facilitato l’attacco chimico delle acque meteoriche e, quindi, ha generato un carsismo che è ancora in fase giovanile e che in superficie si manifesta con le sue caratteristiche forme tipiche costituite da grotte, inghiottitoi, doline ecc.
Le buone caratteristiche di permeabilità delle rocce che formano la intera catena montuosa consentono un’elevata infiltrazione delle acque meteoriche.
Inoltre, il particolare assetto della distribuzione dei materiali argillosi che bordano i predetti massicci montuosi, fungendo da soglia di permeabilità, consentono, nelle zone profonde dei massicci, notevoli accumuli idrici.
Si tratta di acquiferi di notevole potenzialità idrica e di eccezionali caratteristiche chimiche ed organolettiche.
Tali particolari condizioni idrogeologiche, rendono la catena montuosa dei Picentini il più importante dei serbatoi idrici sotterranei presenti nell’intero Appennino Meridionale.
Allo stato, sono destinate al consumo umano oltre 10.000 l/sec., le acque delle sorgenti del Serino emergenti nella media valle del Sabato, quelle del gruppo sorgivo di Cassano Irpino che scaturiscono nella media valle del Calore, quelle del Sele che emergono in prossimità dell’abitato di Caposele, quelle di Quaglietta, dell’Ausino, di Sorbo Serpico, di Beardo in agro di Montemarano e tante altre che quotidianamente soddisfano le esigenze idropotabili di una popolazione complessiva di oltre quattro milioni di persone residenti in Puglia, nel Napoletano, nel Salernitano in Irpinia e nel Sannio.
A queste risorse naturali devono aggiungersi le bellezze paesaggistiche, di particolare interesse per gli scenari ambientali, le caratteristiche della flora e della fauna e quelle storiche, Architettoniche, artistiche e culturali.

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