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La storiaI Monti Picentini occupano una posizione centrale nella Campania, ponendosi alla testata delle valli dei fiumi più importanti, che da essi scaturiscono irrigando buona parte delle terre del meridione. Per questo motivo, si sono spesso trovati nella storia a fare da confine a questo o a quel ducato, divenendo, talvolta, anche teatro di scontri armati.
Il nome di “Picentini” compare per la prima volta a designare il nostro gruppo montuoso in una carta geografica del ‘500 conservata nei musei Vaticani. Come nel caso di tanti altri massicci dell’Appennino, la denominazione deriva dal modo con cui i Romani designavano gli abitanti delle zone limitrofe. Infatti, la colonia Picentia fu fondata dai Romani nel 278 a.C, deportando parte della popolazione adriatica dei Piceni (o Picenti). Il sito dell’antica città si trovava nei pressi dell’odierna Pontecagnano, dove oggi un ricco museo archeologico illustra la storia e i reperti giunti fino a noi. Picentia, tuttavia, si schierò più volte contro la capitale, patendo in diverse occasioni nuove distruzioni da parte dei Romani. Nel corso del V secolo d.C., la città fu abbandonata definitivamente dalla popolazione, che preferì rifugiarsi sulle pendici dei monti alle spalle di Pontecagnano (i Monti Picentini, appunto), fondando i primi nuclei dei casali di Giffoni e Montecorvino.
In tempi medioevali, la dorsale principale dei Monti Picentini faceva da confine tra i ducati longobardi di Benevento e Salerno. Numerosi sono i ruderi di fortini longobardi sulle cime strategiche per il controllo dei valichi e dei borghi (Castello di Terravecchia a Giffoni Valle Piana, Castello di Nebulano a Montecorvino Rovella, Toppa del Castello ad Acerno, La Rotonda a Montella, Castello di Olevano sul Tusciano). In particolare, il valico delle Croci di Acerno (830 m.s.l.m.) metteva in comunicazione diretta la valle del Calore a nord, con quella del Tusciano a sud. La prima porta direttamente a Benevento, la seconda alla piana del Sele. Su questo valico si sono svolti numerosi scontri in diverse epoche storiche, fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando i tedeschi arretravano sulle posizioni fortificate oltre il valico, riutilizzando gli antichi fortini longobardi.
La dorsale dei Picentini si frammenta in numerosissimi costoni secondari che racchiudono remoti e angusti valloni. Gli impenetrabili anfratti di questo selvaggio territorio furono sovente utilizzati come covo del brigantaggio dell’Italia post-unitaria. Ancora vividi sono nelle tradizioni dei borghi i richiami delle gesta dei protagonisti di quest’epopea, la cui terribile fama animava le conversazioni nei salotti di Napoli. Questi racconti, tuttavia, non scoraggiarono il grande meridionalista Giustino Fortunato dall’intraprendere una serie di escursioni descritte nella sua pubblicazione sull’ “Appennino Meridionale” del 1884. In qualità di primo escursionista ante litteram, socio del Club Alpino Italiano – sezione di Napoli, Giustino Fortunato salì tutte le principali cime dei Picentini, descrivendone le guglie e le aeree creste con termini poetici di irripetibile bellezza.
La nascita di una vera e propria rete sentieristica nei Monti Picentini può essere fatta risalire al 1986, quando la Pro Loco di Acerno, guidata da Donato Vece, intraprese un’opera di segnatura degli itinerari escursionistici di principale interesse nell’intero comprensorio. Quegli itinerari, descritti nella pubblicazione “L’Alta Via dei Monti Picentini” (1986) costituiscono ancora oggi l’ossatura della rete sentieristica del Parco Regionale dei Monti Picentini

Negli anni seguenti, la sezione del CAI (Club Alpino Italiano) di Salerno, spinta dall’entusiasmo dei numerosi appassionati di montagna che la costituivano, assicurò una manutenzione della segnaletica dei sentieri esistenti e ne aggiunse numerosi altri, raccolti nella carta escursionistica “Monti Picentini e Colline Salernitane” (1994). La principale novità nei nuovi sentieri era rappresentata dal Sentiero Italia, che, risalendo tutta la penisola italiana dalla Sicilia all’Appennino alle Alpi, attraversava anche i Monti Picentini, collegandoli idealmente a tutte le montagne italiane. In quegli anni nasceva anche la sezione CAI di Avellino, che ancora oggi sovrintende alla manutenzione dei sentieri del versante settentrionale dei Picentini.
Successivamente, accanto all’iniziativa delle sezioni CAI, un nuovo impulso alla sentieristica è stato dato dal POR (Programma Operativo Regionale) della Regione Campania per lo sviluppo della rete sentieristica nel Parco Regionale dei Monti Picentini. Il numero dei sentieri, quindi, si è accresciuto notevolmente rispetto al nucleo originario. Inoltre, molti dei vecchi tracciati sono stati sostituiti per tenere conto delle modifiche del territorio, sia per cause naturali (frane, incendi), sia per interventi dell’uomo (costruzione di nuove strade, tagli di boschi, recinzioni, captazioni, ecc.).

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