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Le Tradizioni

Tardizioni culturali

C’è un tempo in cui la distanza tra presente e passato sembra annullarsi, è il tempo della memoria. Nel ricordo ciò che appartiene al passato ritorna a vivere, riacquista un significato, e assume valori semantici che solo il tempo, e una mutata prospettiva storica, possono far emergere.
Una comunità costruisce la propria identità attraverso il possesso del proprio passato, la conservazione delle proprie memorie, e la capacità di
trasmetterle alle generazioni future: ricordare è il primo atto per la costruzione di una società civile; la conoscenza dei fatti passati è un
dovere per i testimoni, una necessità per i destinatari.

Tradizioni storiche

La storia del Parco è molto antica: tracce di frequentazioni risalgono al Paleolitico (Fisciano, Montoro Superiore), al Neolitico (Eboli, Olevano sul Tusciano), all’Età del Bronzo e del Ferro (oltre alla Civiltà del Gaudo testimoniata ad Eboli, la Cultura di Oliveto Citra, e Solofra).
Numerose le testimonianze di insediamenti di popoli italici, Irpini (Chiusano San Domenico, Lioni, Santa Lucia di Serino, Santo Stefano del Sole), e Piceni, ‘trapiantati’ qui dalle coste adriatiche e dai quali si originò l’antica Picentia (Giffoni Sei Casali e Giffoni Valle Piana). Si conoscono anche tracce di insediamenti etruschi (Fisciano), mentre più complessa è la collocazione storica della mitica Sabatia (Serino). Successivamente le testimonianze si infittiscono; da quelle d’età greco arcaica di Montecorvino Rovella a quelle romane, diffusissime, a partire dal IV secolo a.C., a Giffoni Valle Piana, Lioni, Montemarano, Nusco, San Cipriano Picentino, Santa Lucia di Serino, Sorbo Serpico. Nel parco ci sono circa diciassette aree archeologiche, non tutte adeguatamente attrezzate e fruibili, in realtà, ma comunque potenziali poli di attrazione e catalizzatori di interessi e attività culturali.

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