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Intinerari

Itinerari turistici

Prende il via una nuova ed efficace concezione di accoglienza turistica che si concretizza grazie all’impiego delle più innovative tecnologie: le tabellonistiche interattive presenti sul territorio e l’uso dei terminali palmari consentono un’esperienza integrale di conoscenza del luogo, della sua storia, delle sue tradizioni, dei suoi prodotti tipici, delle sue vocazioni in generale.
Esperienza che diventa realmente accessibile a tutti grazie anche agli itinerari pensati appositamente per i portatori di diversa abilità, che prevedono la predisposizione di cartellonistica integrata con sistema riconoscimento prossimità e contenuti audio/video specifici.
Per maggiori informazioni visita il sito Itinera Sancti Magni

Itinerari paesaggistici

I Monti Picentini offrono possibilità pressoché illimitate per l’escursionismo. Numerose combinazioni sono possibili, con traversate, circuiti e anche trekking di più giorni facendo tappa nei borghi che sorgono alle pendici dei monti. Naturalmente, non mancano i sentieri più semplici, facilmente percorribili anche per i neofiti.
Per quel che riguarda l’ambiente in cui si sviluppano, possiamo riconoscere diverse tipologie di itinerari.

Itinerari collinari: sono quelli che lambiscono le falde dei monti, collegando i borghi pedemontani tra loro. Consentono un approccio semplice alla montagna rimanendo a bassa quota e tipicamente senza grossi dislivelli. Si svolgono perlopiù tra castagneti, noccioleti, uliveti o altre coltivazioni presenti nella fascia di bassa montagna che danno origine ai numerosi prodotti tipici della gastronomia locale. Molti di questi itinerari toccano emergenze storiche o artistiche.

Percorsi fluviali: sono quelli che risalgono i profondi valloni che incidono i Monti Picentini. Essi consentono di apprezzare la ricchezza dell’idrografia di questo massiccio, che lo rende davvero unico nell’Italia meridionale. Con questi itinerari è possibile imbattersi in limpidi ruscelli, scenografiche cascate e forre inaccessibili. Alcuni di essi richiedono una buona dimestichezza con l’ambiente montano.

Traversate d’alta quota: sono quelle che collegano un borgo all’altro attraversando un valico in quota. Tipicamente sono itinerari molto vari su antiche mulattiere, che consentono di apprezzare scorci panoramici e ambienti di diverse tipologie, alla scoperta degli aspetti più interessanti della natura incontaminata del Parco. Tipicamente, al di sopra dei 1000m di quota, i Monti Picentini sono quasi integralmente ricoperti da una florida faggeta, che lascia scoperti solo gli sterminati piani carsici del massiccio del Terminio e del Cervialto oltre alle cime delle montagne.

Ascensioni alle cime: I Monti Picentini vantano ben 27 cime sopra i 1500m di quota.

La cima più alta è il Cervialto (1809m), con la sua tipica mole rotondeggiante. Tutte le cime principali sono mete di itinerari che richiedono una certa preparazione fisica e, a volte, anche la capacità di superare delle minime difficoltà su terreno impervio. Tra le cime più facili e remunerative possiamo citare il Pizzo S. Michele e il Terminio, che offrono panorami eccezionali a fronte di meno di due ore di salita su facili sentieri. Altre cime, come il Polveracchio, il Mai e soprattutto l’Accellica richiedono un impegno maggiore sia per i dislivelli da compiere che per le difficoltà da superare. La cima più ardua da conquistare è certamente il Ninno dell’Accellica, superba guglia posta nel centro geometrico dei Monti Picentini, riservata solo agli escursionisti pratici di vie ferrate.

Pdf Libro dei sentieri

 

Utilizzo della Carta Escursionistica

La presente pubblicazione intende offrire all’escursionista che intenda avvicinarsi al Parco dei Monti Picentini l’indispensabile strumento cartografico per pianificare le proprie escursioni alla scoperta della sorprendente natura di questi luoghi. Rispetto alla vecchia carta dei sentieri del 1994, si è scelta la scala 1:25.000, ormai universalmente adottata nella cartografia escursionistica internazionale. Questa scelta ha portato alla necessità di rappresentare il vasto territorio del Parco su quattro fogli separati, agevolando così la consultazione. I sentieri sono rappresentati col tratto rosso e individuati dal classico numero CAI. Seguendo le indicazioni del Catasto Nazionale dei sentieri CAI, i sentieri dei Monti Picentini sono contraddistinti dalla cifra “1” per le centinaia, che li distingue dai contigui Monti Lattari, Monti di Sarno, Partenio – Avella e Marzano-Eremita. Ove possibile, i sentieri presenti nelle precedenti pubblicazioni hanno mantenuto la stessa numerazione con la sola aggiunta della nuova cifra relativa alle centinaia (ad es. il numero 10 è semplicemente diventato 110). Come sempre, le varianti e le bretelle sono contraddistinte dal numero del sentiero principale con l’aggiunta di una lettera (ad es. il 116B è una variante del 116).
Per ciascun sentiero, presentiamo una scheda contenente una descrizione accurata del percorso. Essa è preceduta dalle seguenti indicazioni sintetiche: tempo di percorrenza, dislivello, difficoltà, lunghezza, presenza di sorgenti, raccordi con altri sentieri. Delle note generali illustrano le caratteristiche principali dell’itinerario e indicano eventuali mezzi pubblici utili per raggiungere l’attacco del sentiero.
Va sempre ricordato, che un escursionista responsabile dovrebbe sempre utilizzare la Carta Escursionistica assieme alla bussola e all’altimetro per potersi orientare in montagna. I moderni GPS consentono di individuare la propria posizione con un’incertezza di pochi metri. La carta riporta il reticolo UTM per il Datum European 1950. Per i sentieri del versante salernitano, i tracciati riportati sulla carta sono stati ottenuti da rilievi GPS, per assicurare la massima accuratezza. Tuttavia, l’onnipresente copertura boscosa e la presenza di numerosi valloni ostacola la ricezione del segnale satellitare su numerosi sentieri. Si consiglia, pertanto, di affiancare sempre al GPS i tradizionali strumenti per l’orientamento.
Spesso i sentieri attraversano proprietà private. Gli escursionisti sono pregati di astenersi dal raccogliere i prodotti dei terreni attraversati e di tenere un comportamento rispettoso della proprietà e del lavoro altrui. In particolare, ogni recinzione presente lungo il sentiero va richiusa al termine del passaggio.
Infine, come regola generale, non bisogna mai avventurarsi da soli in montagna. Se non si è sicuri delle proprie capacità di percorrere i sentieri autonomamente, è opportuno rivolgersi alle sezioni CAI o alle Pro Loco locali per ulteriori informazioni.

Le promozioni del parco

L’ipotesi che stiamo qui proponendo prevede l’individuazione di corridoi ecologici che, partendo dal Parco Nazionale del Vesuvio e dirigendosi verso il Parco Regionale dei Monti Picentini, portino a compimento il progetto della rete ecologica campana; in questo modo viene a consolidarsi quell’integrazione tra il sistema costiero e il sistema interno delle aree protette in parte già effettuato attraverso le ipotesi di connessione tra Monte Somma e Parco Regionale del Partenio, nonché tra Parco Regionale dei Campi Flegrei e Parco Regionale di Roccamonfina. I Monti Picentini, protendendosi verso occidente, possono trasformarsi in importante anello di congiunzione tra la dorsale appenninica (progetto APE), il Parco Nazionale del Vesuvio e il Parco Regionale dei Monti Lattari che costituiscono l’estrema propaggine dell’Appennino campano sul versante tirrenico.
Individuare un percorso relativo al sistema picentino significa evidenziare le profonde differenze che contraddistinguono i centri a ridosso degli organismi urbani più rilevanti presenti lungo la fascia costiera e quelli interni che ancora oggi vivono una situazione di crisi, indebolimento e marginalità. Nonostante i processi di decentramento verificatisi nelle aree più forti del sistema campano abbiano determinato una crescita territoriale e demografica dei centri posti verso sud-ovest, è possibile leggere le profonde interconnessioni tra struttura morfologica e sistema insediativo. I centri si dispongono intorno a possenti massicci calcarei di cui si compongono i Picentini (Cervialto, Terminio, Polveracchio), nella parte basale che ha sempre esercitato un forte potere attrattivo sulle comunità locali per la maggiore accessibilità, la presenza di terreni coltivabili e la disponibilità d'acqua dovuta alla risorgenza di corsi ipogei per effetto del carsismo. Il carsismo ha fortemente modellato i Picentini, determinando la presenza di suggestivi piani chiusi tra potenti contrafforti e caratterizzati da inghiottitoi per lo scorrimento sotterraneo delle acque meteoriche; le parti alte, per la limitata antropizzazione, racchiudono un considerevole patrimonio floristico e faunistico, testimoniando la ricchezza biologica che contraddistingue la dorsale appenninica.
Le notevoli differenziazioni rilevate nel Parco dei Picentini possono trasformarsi in una risorsa solo se inserite in un organico programma che trasformi le peculiarità ambientali e paesaggistiche in fattori di sviluppo endogeno, ossia radicato nella realtà locale; la vitalità registrata in alcuni comuni è solo apparentemente dal momento che è indotta dal decentramento che interessa essenzialmente Salerno e le aree contermini. In tale prospettiva la rivitalizzazione del settore primario, ponendosi nel solco dell'identità locale, costituisce un approccio significativo per esaltare quei rapporti che tuttora si rinvengono tra comunità e ambiente naturale nei centri marginali le cui potenzialità necessitano di circuiti integrati e fortemente interconnessi per essere pienamente espresse.

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