Vetrina
Le promozioni del parco
L’ipotesi che stiamo qui proponendo prevede l’individuazione di corridoi ecologici che, partendo dal Parco Nazionale del Vesuvio e dirigendosi verso il Parco Regionale dei Monti Picentini, portino a compimento il progetto della rete ecologica campana; in questo modo viene a consolidarsi quell’integrazione tra il sistema costiero e il sistema interno delle aree protette in parte già effettuato attraverso le ipotesi di connessione tra Monte Somma e Parco Regionale del Partenio, nonché tra Parco Regionale dei Campi Flegrei e Parco Regionale di Roccamonfina. I Monti Picentini, protendendosi verso occidente, possono trasformarsi in importante anello di congiunzione tra la dorsale appenninica (progetto APE), il Parco Nazionale del Vesuvio e il Parco Regionale dei Monti Lattari che costituiscono l’estrema propaggine dell’Appennino campano sul versante tirrenico.
Individuare un percorso relativo al sistema picentino significa evidenziare le profonde differenze che contraddistinguono i centri a ridosso degli organismi urbani più rilevanti presenti lungo la fascia costiera e quelli interni che ancora oggi vivono una situazione di crisi, indebolimento e marginalità. Nonostante i processi di decentramento verificatisi nelle aree più forti del sistema campano abbiano determinato una crescita territoriale e demografica dei centri posti verso sud-ovest, è possibile leggere le profonde interconnessioni tra struttura morfologica e sistema insediativo. I centri si dispongono intorno a possenti massicci calcarei di cui si compongono i Picentini (Cervialto, Terminio, Polveracchio), nella parte basale che ha sempre esercitato un forte potere attrattivo sulle comunità locali per la maggiore accessibilità, la presenza di terreni coltivabili e la disponibilità d'acqua dovuta alla risorgenza di corsi ipogei per effetto del carsismo. Il carsismo ha fortemente modellato i Picentini, determinando la presenza di suggestivi piani chiusi tra potenti contrafforti e caratterizzati da inghiottitoi per lo scorrimento sotterraneo delle acque meteoriche; le parti alte, per la limitata antropizzazione, racchiudono un considerevole patrimonio floristico e faunistico, testimoniando la ricchezza biologica che contraddistingue la dorsale appenninica.
Le notevoli differenziazioni rilevate nel Parco dei Picentini possono trasformarsi in una risorsa solo se inserite in un organico programma che trasformi le peculiarità ambientali e paesaggistiche in fattori di sviluppo endogeno, ossia radicato nella realtà locale; la vitalità registrata in alcuni comuni è solo apparentemente dal momento che è indotta dal decentramento che interessa essenzialmente Salerno e le aree contermini. In tale prospettiva la rivitalizzazione del settore primario, ponendosi nel solco dell'identità locale, costituisce un approccio significativo per esaltare quei rapporti che tuttora si rinvengono tra comunità e ambiente naturale nei centri marginali le cui potenzialità necessitano di circuiti integrati e fortemente interconnessi per essere pienamente espresse.

