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Scopri il Parco

Scopri il ParcoIl gruppo dei Monti Picentini dell’Appennino campano separato dal Partenio dal profondo solco del corso superiore dei fiumi Sarno e Sabato, limitato ad oriente ed a settentrione dai fiumi Sele e Calore é formato da calcari e dolomie interessati dalla profonda circolazione dell’acqua cui si devono numerose grotte: la Grotta dello Scalandrone (Giffoni Valle Piana), la Grotta dell’Angelo (Olevano sul Tusciano), le Grotte di Strazzatrippa (Acerno).
Coperto da boschi, dalle alte valli dei Calore e del Tusciano si articola in vari massicci, tra i quali il Cervialto, il Polveracchio, l’Acellica, il Mai, che conseguono quote tra i 1.600 ed i circa 1.800 metri s.m., ed il meno elevato Montagnone di Nusco (1.492 metri); al sistema montuoso si associa un territorio collinare con valli e gole di straordinaria bellezza paesaggistica. Le pareti di roccia del Terminio, la cresta dell’Accellica, le grandi faggere del Cerviato e del Polveracchio, gli altipiani carsici di Laceno, di Verteglia, del Dragone e del Gaudo e, poi, sorgenti e forre, grotte come antichi luoghi di culto, ruderi di fortilizi e castelli medioevali: lo scenario dei Picentini - al confine tra le province di Salerno ed Avellino, ma ancora prossimo alla grande area metropolitana di Napoli cui si connette mediante le due autostrade, per Bari e Salerno-Reggio Calabria ed una rete di belle strade – segna il punto in cui l’Appennino campano, dopo il Taburno, il Camposauro ed il Partendo, si innalza verso i duemila metri, proponendo al turista panorami montani, vette e sentieri comparabili a quelli abruzzesi e calabri.
Protetto dal Parco Regionale dei Picentini, il territorio è sede, dal 1995, della Comunità Montana “Monti Picentini” al cui interno ricadono due oasi WWF, del Monte Accellica e del Polveracchio.
I Monti Picentini sono nettamente decentrati rispetto all’asse appenninico, verso il Mar Tirreno. Il massiccio costituito nella sua ossatura da calcari e dolomie della piattaforma campano-lucana, è diviso in due gruppi montuosi dal solco tettonico che connette le valli dei fiumi Calore e Tusciano. Il primogruppo (Picentini occidentali) culmina nelle cime del Terminio (1.806 metri.), dell’Accèllica (1.606 m.) e del Monte Mai (1.607 m.), il secondo gruppo (Picentini orientali), meno aspro, culmina nelle cime del Monte Cervialto (1.809 m.) e del Monte Polveracchio (1.790 m.).
Forme e morfologie carsiche caratterizzano il Parco, formando ampi bacini, quali la Piana del Dragone, il piano d’Ischia, quello di Verteglia, il Piano di Campolaspierro ed i Piani del Gaudo, Migliato e Laceno. Quest’ultimo ospita l’omonimo lago - specchio d’acqua effimero legato al periodo invernale-primaverile e principale alimentatore delle sorgenti di Caposele - ed una stazione turistica bistagionale. Le particolari condizioni idrogeologiche rendono la catena montuosa dei Picentini il più importante serbatoio idrico naturale dell’intero Appennino Meridionale: dai Picentini nasce la gran parte dei maggiori fiumi campani, tra i quali il Sele, il Calore, il Sabato, il Tusciano, l’Irno, il Picentino. a Lago Laceno. Gli acquiferi presenti nell’importante bacino imbrifero del Parco, vanno tutelati dal rischio di depauperamento delle risorse idriche.
Il sistema orografico presenta, infine, due distinte zone connotate da diverso processo morfoevolutivo: la zona pedemontana e le adiacenti valli, caratterizzate da una morfologia dolce e pendii degradanti verso il fondovalle, la seconda zona, caratterizzata da un’aspra morfologia con presenza di creste e cuspidi rocciose. Estesi e diffusi boschi di faggio con sporadiche presenze di abete bianco, le ampie, alte praterie ed i pascoli di altitudine abitati da uccelli come la coturnice e sorvolati da aquile reali, arricchiscono l’interesse naturalistico e paesaggistico del Parco. Le praterie interrotte da rupi e vette fiorite di rare sassifraghe, ospitano una ricca flora tra cui vanno ricordate alcune interessanti specie endemiche come il cavolo di Gravina ed il lino delle fate dei Picentini, l’oxtropide di Caputo sul Monte Terminio e sul Monte Polveracchio, e l’aquilegia del Beato Marcellino Champagnat, un arcaico endemismo puntiforme esclusivo del Monte Accellica. La flora del Massiccio si presenta molto ricca e di notevole interesse geobotanico, costituita com’è da oltre 1.260 entità con una alta percentuale di endemismo (8%) da sola bastevole a giustificare l’istituzione di un Parco. Altrettanto numerosa la fauna che annoverà la presenza del lupo, del gatto selvatico, della volpe; presenti anche piccoli roditori come il topo quercino, il moscardino ed il ghiro.
Le foreste miste meso-mediterranee sono fisionomicamente dominate da aceri, ornello, roverella, carpini, carpinella, falso pistacchio, ontano napoletano, ed, infine, sulle rupi della testata della Valle della Caccia di Senerchia, tra i 750 ed i 1.600 metri, annoverano la non comune presenza del il pino nero d’Austria, qui autoctono con una popolazione formata da individui affini al pino nero abruzzese di Villetta Barrea. Vivono qui anche la poiana, il gheppio, l’upupa, l’allocco, il gufo reale, il gracchio corallino ed il raro picchio nero. Numerose nei Picentini le forre umide ricche di flora microterma come l’erba stella amalfitana, pianta carnivora endemica meridionale, anfibi, ululone dal ventre giallo, tritone italico, salamandra pezzata, e, nei limpidi corsi d’acqua, le ricche comunità di trote.

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